Architettura nel piccolo Stato
Architetture esemplari a San Marino
La seduzione del luogo
Racconto e documento
Immagini per frammenti
Racconto e documento
Lo scopo della mostra con cui la Repubblica di San Marino si
presenta alla 12. Biennale di Architettura di Venezia 2010 non
è quello di isolare alcune opere di architettura, ma di porre al
centro dell’indagine la relazione tra gli spazi architettonici e i
loro fruitori. In questa ricerca la fotografia è stata scelta come
strumento d’indagine privilegiato perché può condensare, in
una frazione di secondo, su una superficie piana e bidimensionale,
una relazione complessa come quella tra lo spazio e le
persone che interagiscono con esso.
Le nove architetture selezionate sono state divise in tre sezioni.
Oltre alle realizzazioni di noti architetti, quali Gae Aulenti,
Norman Foster, Giovanni Michelucci, Giuseppe Vaccaro,
Giancarlo De Carlo e Gilberto Rossini, sono indagate altre
emergenze presenti nel territorio, quali le antiche cave, ora
adibite a parcheggi, le vecchie gallerie della ferrovia Rimini-
San Marino, attualmente in disuso, le Cisterne sotto Piazza
della Libertà (Pianello) e le Antiche risalite al monte progettate
da Gino Zani.
Nella mostra, il legame tra architettura e paesaggio è interpretato,
nella sezione Paesaggi di luce, da Luca Andreoni, Moreno
Gentili, Alessandro Scotti. In Società ed architettura, lo spazio
pubblico è approfondito da Alberto Dedè, Roberto Marossi,
Richard Sympson. Ne Lo spazio del potere gli edifici di rappresentanza
delle autorità politiche ed economiche sono visti
da Stefano Graziani, Pino Musi e Filippo Romano.
La nostra scelta è caduta su nove autori contemporanei particolarmente
significativi nel contesto italiano, accomunati dalla
sensibilità nel mettere in luce il rapporto tra gli spazi e le
persone, che declinano individualmente in modi molto differenti
tra loro. La mostra che ne scaturisce vuole enfatizzare
questa unicità dello sguardo di vari autori.
Nell’ambito della fotografia contemporanea, la rappresentazione
dei luoghi rappresenta un filone di ricerca fertile e prolifico.
A partire dagli anni settanta molti autori hanno concentrato
la loro attenzione proprio sul paesaggio odierno – in
cambiamento veloce e profondo –, sui nuovi luoghi, sui “non
luoghi”. Enormi megalopoli sono cresciute rapidamente nei
diversi continenti, provocando spostamenti migratori di
grandi masse di persone. Alcuni luoghi si sono svuotati lasciando
intere zone disabitate, le periferie sono diventate
smisurate, le zone di confine sempre più estese. Sono sorti immense
discariche, parcheggi, oppure luoghi che sono solo di
passaggio o di attesa. Vi è un reale rischio di totale perdita
d’identità dei luoghi e dei loro abitanti.
Nel caso di San Marino, il borgo medievale è stato sommerso
dai negozi, il centro storico ha perso la sua funzione di aggregazione
sociale (una depauperizzazione in parte contrastata
dall’inserimento e dall’ampliamento dell’Università) e
la strada d’accesso principale da Rimini alla Rocca è un susseguirsi
di attività commerciali. L’indagine fotografica guarda
queste realtà e le descrive, le interpreta, le pone al centro
dell’attenzione.
D’altra parte, molti autori internazionali e italiani hanno sviluppato
queste tematiche e numerose istituzioni pubbliche
hanno commissionato ricerche sui cambiamenti del nostro
modo di abitare: dalla Mission Photographique de la Datar,
avviata nel 1984 dallo stato francese, fino ai giorni nostri con
progetti pubblici italiani ed europei. Questo approccio fotografico
è ancorato a uno sguardo rivolto verso la realtà esterna,
con un forte impegno civile e sociale, prendendo esempio
dalla tradizione americana di Walker Evans e assimilando la
nuova sensibilità visiva di Robert Frank e Lee Friedlander. La
fotografia di paesaggio contemporanea guarda e recepisce la
lezione di rigore della visione dei coniugi Becher a Düsseldorf
dagli anni settanta e dei loro discepoli di oggi. È una forma di
rielaborazione della fotografia documentaria che ha abbandonato
lo sguardo estetizzante o la pretesa di un’immagine
obiettiva. È una tradizione viva e contemporanea, che vede
molti autori italiani in prima fila, spesso sulla linea di confine
tra il reportage e la documentazione, l’interpretazione personale
e l’evocazione lirica. Non fanno eccezione, anzi ne sono
ottimo esempio, i fotografi chiamati a collaborare a San Marino,
che hanno un occhio attento al presente, ai mutamenti in
corso, alle radici della storia.

