Giorgio Majno
Racconto e documento

Lo scopo della mostra con cui la Repubblica di San Marino si presenta alla 12. Biennale di Architettura di Venezia 2010 non è quello di isolare alcune opere di architettura, ma di porre al centro dell’indagine la relazione tra gli spazi architettonici e i loro fruitori. In questa ricerca la fotografia è stata scelta come strumento d’indagine privilegiato perché può condensare, in una frazione di secondo, su una superficie piana e bidimensionale, una relazione complessa come quella tra lo spazio e le persone che interagiscono con esso.
Le nove architetture selezionate sono state divise in tre sezioni. Oltre alle realizzazioni di noti architetti, quali Gae Aulenti, Norman Foster, Giovanni Michelucci, Giuseppe Vaccaro, Giancarlo De Carlo e Gilberto Rossini, sono indagate altre emergenze presenti nel territorio, quali le antiche cave, ora adibite a parcheggi, le vecchie gallerie della ferrovia Rimini- San Marino, attualmente in disuso, le Cisterne sotto Piazza della Libertà (Pianello) e le Antiche risalite al monte progettate da Gino Zani.
Nella mostra, il legame tra architettura e paesaggio è interpretato, nella sezione Paesaggi di luce, da Luca Andreoni, Moreno Gentili, Alessandro Scotti. In Società ed architettura, lo spazio pubblico è approfondito da Alberto Dedè, Roberto Marossi, Richard Sympson. Ne Lo spazio del potere gli edifici di rappresentanza delle autorità politiche ed economiche sono visti da Stefano Graziani, Pino Musi e Filippo Romano.
La nostra scelta è caduta su nove autori contemporanei particolarmente significativi nel contesto italiano, accomunati dalla sensibilità nel mettere in luce il rapporto tra gli spazi e le persone, che declinano individualmente in modi molto differenti tra loro. La mostra che ne scaturisce vuole enfatizzare questa unicità dello sguardo di vari autori.
Nell’ambito della fotografia contemporanea, la rappresentazione dei luoghi rappresenta un filone di ricerca fertile e prolifico. A partire dagli anni settanta molti autori hanno concentrato la loro attenzione proprio sul paesaggio odierno – in cambiamento veloce e profondo –, sui nuovi luoghi, sui “non luoghi”. Enormi megalopoli sono cresciute rapidamente nei diversi continenti, provocando spostamenti migratori di grandi masse di persone. Alcuni luoghi si sono svuotati lasciando intere zone disabitate, le periferie sono diventate smisurate, le zone di confine sempre più estese. Sono sorti immense discariche, parcheggi, oppure luoghi che sono solo di passaggio o di attesa. Vi è un reale rischio di totale perdita d’identità dei luoghi e dei loro abitanti.
Nel caso di San Marino, il borgo medievale è stato sommerso dai negozi, il centro storico ha perso la sua funzione di aggregazione sociale (una depauperizzazione in parte contrastata dall’inserimento e dall’ampliamento dell’Università) e la strada d’accesso principale da Rimini alla Rocca è un susseguirsi di attività commerciali. L’indagine fotografica guarda queste realtà e le descrive, le interpreta, le pone al centro dell’attenzione.
D’altra parte, molti autori internazionali e italiani hanno sviluppato queste tematiche e numerose istituzioni pubbliche hanno commissionato ricerche sui cambiamenti del nostro modo di abitare: dalla Mission Photographique de la Datar, avviata nel 1984 dallo stato francese, fino ai giorni nostri con progetti pubblici italiani ed europei. Questo approccio fotografico è ancorato a uno sguardo rivolto verso la realtà esterna, con un forte impegno civile e sociale, prendendo esempio dalla tradizione americana di Walker Evans e assimilando la nuova sensibilità visiva di Robert Frank e Lee Friedlander. La fotografia di paesaggio contemporanea guarda e recepisce la lezione di rigore della visione dei coniugi Becher a Düsseldorf dagli anni settanta e dei loro discepoli di oggi. È una forma di rielaborazione della fotografia documentaria che ha abbandonato lo sguardo estetizzante o la pretesa di un’immagine obiettiva. È una tradizione viva e contemporanea, che vede molti autori italiani in prima fila, spesso sulla linea di confine tra il reportage e la documentazione, l’interpretazione personale e l’evocazione lirica. Non fanno eccezione, anzi ne sono ottimo esempio, i fotografi chiamati a collaborare a San Marino, che hanno un occhio attento al presente, ai mutamenti in corso, alle radici della storia.