Nato a Salerno nel 1958. Il suo percorso
visivo ha incrociato, nel corso degli anni,
molteplici aree di interesse:
dall’antropologia all’architettura,
alla produzione industriale. In particolare,
nell’interpretazione dell’opera
architettonica ha riletto, solo per citarne
alcuni, interventi di Le Corbusier,
Mario Botta o Carlo Mollino così come
i progetti per le Stazioni dell’Arte a Napoli
o la moschea Sheikh Zayed ad Abu Dhabi,
ricevendo prestigiosi premi
e riconoscimenti internazionali per
la qualità dei risultati e delle pubblicazioni.
I progetti in corso più significativi
riguardano un’indagine sul rapporto
natura-scienza nella Guyana francese
per l’Ente spaziale europeo; una lettura
dello spazio del Rhoden Crater in Arizona,
da anni luogo di sperimentazione
sulla luce dell’artista James Turrell;
un volume con la casa editrice FMR
sull’Italia Antica.
Sue fotografie fanno parte di collezioni
pubbliche e private, italiane ed estere.
“Ossimoro è una delle parole,
delle relazioni, più care a Pino Musi […] – scrive Stefania Zuliani – Musi ha infatti
da sempre orientato la sua ricerca rigorosa
alle avventure della contraddizione,
dell’incontro, che la parola ossimoro
conserva irrisolto nel suo corpo ambiguo,
dell’acuto e dell’ottuso, della luce e
dell’ombra, della trasparenza e dell’opacità,
del permanente e del transitorio. […]
È lo spazio contraddittorio, lo spazio
ambiguo della fotografia, della fotografia
di Pino Musi, impura scrittura di luce
(ma ‘frutti puri – ha scritto Walt Whitman
– impazziscono’) che conducendoci
per un cammino d’ombre ci aiuta a vedere”.

